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sanluca
Le abbondanti piogge stanno mettendo a dura prova i fragili territori della Locride e dell’Aspromonte, già interessati da numerose frane. Il sindaco di San Luca da un mese chiedeva massima attenzione ai pericoli di smottamenti.
Ci risiamo. Arrivano le piogge e Calabria e Sicilia tornano a fare i conti con frane e smottamenti d’ogni tipo. Territorio ormai allo stremo dopo due giorni di precipitazioni abbondanti e continue, tanto che l’elenco della tensione e della paura è lungo e ricco di novità. La cronaca di queste ultime ore è ricca di aggiornamenti dai vari angoli del territorio delle due regioni dell’estremo Meridione. In Calabria, flagellata dal maltempo, c’è ancora preoccupazione per la scarsa tenuta delle colline e delle rocce tra i comuni di Rogliano e Cosenza Sud. Sul tratto autostradale l’Anas è stata costretta a chiudere il traffico in direzione Reggio Calabria a causa dei continui smottamenti. Indicate come uscite obbligatorie Cosenza Nord e Falerna, con gravi ripercussioni sul transito dei mezzi in movimento su quel tratto. Automobilisti e camionisti sono stati deviati sulla strada statale 107 e sulla statale 18. Scontati gli ingorghi e le file interminabili, con tempi di viaggio più che raddoppiati. Spesso per coprire tratte di pochi chilometri.
Non meno grave la situazione nella provincia di Reggio Calabria. In tilt  la Locride, dove frane e piogge hanno messo a dura prova molti centri abitati. Il più colpito sembra essere San Luca, paese ai piedi dell’Aspromonte. La provinciale che collega il territorio montano alla costa ionica è stata chiusa. Non meno critica la situazione nella zona del Santuario della Madonna di Polsi, dove da sempre si lotta per avere una strada degna di questa definizione. Ogni inverno, piogge, neve e inevitabili smottamenti rendono impraticabile le già compromesse vie di accesso. A nulla sono servite i numerosi appelli lanciati negli anni. Non più tardi di un mese fa il sindaco di San Luca Giorgio aveva chiesto massima attenzione sulla situazione del comune da lui amministrato. Il primo cittadino aveva senza mezzi termini evidenziato la pericolosità del momento causata dai gravi effetti provocati dal dissesto del territorio. Ricordiamo, peraltro, che San Luca, come decine di altri Comuni del territorio reggino, sono sovrastati dalle montagne che stanno da qualche tempo palesando segni di cedimento.
Tra i centri a rischio nelle ultime 24 ore è stata indicata anche la cittadina di Siderno, una delle più popolose e più importanti della Calabria. La zona interna della città, dove venti anni fa è stata costruita un’immensa  diga, è diventata oggetto di massima allerta. Impreviste frane hanno reso difficilissima la transitabilità su alcune strade interne, molto trafficate, essendo quell’area interessata negli anni ad una intensa espansione edilizia. Problemi analoghi si registrano a Belcastro, in provincia di Catanzaro. Allerta anche nell’hinterland di Crotone, da sempre considerata zona a rischio. La Protezione civile sta costantemente monitorando e segue l’evoluzione degli eventi. In Sicilia è la zona del Messinese ad avere avuto la peggio. Le piogge intense hanno provocato una frana che ha isolato il paese di Scaletta Zanclea. Paura anche nel villaggio di Mili, zona Sud della città. Via Vallone  è stata letteralmente invasa da una paurosa massa di fango. I vigili del fuoco sono dovuti intervenire per portare in salvo un’anziana che era rimasta bloccata. Problemi anche al policlinico Papardo, ad un tiro di schioppo dal caratteristico quartiere di Ganzirri: nel reparto di ginecologia è crollato il tetto. Immediata l’evacuazione, le degenti sono state trasferite all’ospedale Piemonte, la cui stabilità non dev’essere delle migliori se solo pochi giorni era stata decretata la chiusura per gravi carenze strutturali.
Misteri della burocrazia. In tilt anche importanti uffici cittadini. Il più colpito è quello della Procura della repubblica, il seminterrato di palazzo Piacentini è stato transennato per i molti  crolli che si sono verificati. Adesso l’unica speranza è che il maltempo si attenui. Nella serata di ieri in effetti si è registrato un lieve miglioramento. Ma questo non basta a tranquillizzare i cittadini calabresi e siciliani. La prossima pioggia più o meno violenta li farà ripiombare nella paura. E quest’anno le palpitazioni sono state decisamente troppe per non preoccuparsi.
scritto da Enzo Romeo per il quotidiano Terra
 
autostrada
FRANE. Prosegue l’allarme nelle province di Messina e Cosenza a causa di nuovi smottamenti del terreno. A Baronia evacuate trenta famiglie. In un tratto dell’A3 si è creato un cratere appena sotto il manto stradale: traffico deviato.

Non cessa l’allarme frane nel sud d’Italia. Dall’altro ieri la cronaca registra una grave situazione in provincia di Messina. Nel Comune di Baronia si è aperto un fronte franoso di duecento metri. Evacuate trenta famiglie per un totale di centocinquanta persone rimaste, anche se temporaneamente, senza tetto. La protezione civile non nasconde che la “situazione è criticaâ€. Si resta in attesa dunque di approntare un programma di intervento. L’amministrazione comunale rimane in stretto contatto con le autorità regionali e con il governo.
Gli uomini di Bertolaso sono in allerta. L’emergenza dunque permane in tutta la sua drammaticità e anche dalla vicina Calabria non arrivano notizie confortanti. Un nuovo episodio aggiorna la già pesante cronaca. Solo pochi giorni addietro sull’A3, tra i comuni di Rogliano e Altilia Grimaldi, in provincia di Cosenza, all’altezza delle gallerie Mancarelli e San Lorenzo, si sono verificati due smottamenti di vaste proporzioni. Il dissesto ha causato il vuoto tra il manto stradale e il terreno sottostante. Come primo atto, l’Anas ha deviato il traffico dalla corsia Nord, dove i due smottamenti sono stati rilevati. La notizia dell’ennesimo cedimento del terreno non lascia affatto tranquilli: l’A3 è sempre trafficata e le condizioni di sicurezza della stessa non sono ai massimi livelli, considerate le  continue interruzioni e i costanti lavori di rimodulazione.
Rincuora, anche se solo in parte, la tenuta dell’asfalto, ma a dare una semplice occhiata si intuisce la presenza di un pericolo grave e i tecnici intervenuti tutto possono fare tranne che dispensare ottimismo a iosa. L’Anas riferisce della presenza di piccole lesioni sul piano viabile, ma chiarisce che le stesse non hanno provocato modifiche  o rischi di tenuta. Dichiarazioni che reggono per il momento. Il timore è un altro: quanto potrà resistere, ci si chiede, se gli smottamenti continueranno? L’Anas in ogni caso ha confermato che il monitoraggio dell’A3 in Calabria è costante ed in particolar modo lungo i tratti considerati maggiormente a rischio, come appunto quello compreso tra Rogliano e Altilia Grimaldi, ed ha pure annunciato che è già stata programmata un’attività di ripristino, seppure non immediato.
Si dovrà, infatti, attendere una stabilizzazione del clima per agire efficacemente. Le piogge potrebbero pregiudicare, si ragiona,  il lavoro. Chi ha compiuto sopralluoghi nei punti in cui sono stati rilevati gli smottamenti ricorda che sotto il manto stradale si sono originati due enormi crateri. Ed è proprio la dimensione dei vuoti provocati dal cedimento del terreno a suscitare apprensione. Quelli che seguiranno saranno giorni di febbrile attesa. Dopo il mese di paura, per le terribili notizie che la cronaca ha registrato, questa proprio non ci voleva. In condizioni di normale emergenza tutto sarebbe stato vissuto con maggiore tranquillità, ma la Calabria che frana in più parti del suo territorio rende lo scenario complessivo molto poco tranquillizzante.
scritto da Enzo Romeo per il quotidiano Terra
 

terrane
Ieri sopralluogo del capo della protezione civile nelle zone colpite da smottamenti. A Maierato alcune famiglie potranno tornare nelle proprie case. Ma è previsto ancora maltempo. «Si è costruito su piedi d’argilla», accusa Bertolaso.

 

Una due giorni fitta per Guido Bertolaso in Calabria. Sopralluoghi, incontri con le autorità regionali, confronti con le popolazioni delle varie province colpite dal dissesto idrogeologico. Maierato, il piccolo paese in provincia di Vibo, dove una settimana fa una frana di enormi proporzioni ha fatto scattare l’allarme rosso, imponendo l’evacuazione, è solo la punta dell’iceberg. La Calabria, al di là di ogni tentazione di catastrofismo, sta cadendo a pezzi. Le colline si sciolgono, i costoni di montagna sembrano biscotti al miele. «Non c’è un solo minuto da perdere», ha detto il capo della protezione civile, rassicurando sull’impegno che sarà profuso. La geografia dell’emergenza è vasta e allarmante e il viaggio di Bertolaso sul territorio regionale conferma la gravità del momento. Prima tappa la provincia di Cosenza. Rogliano, caratteristico centro montano, è stato colpito da diverse frane.
Gli smottamenti hanno interessato soprattutto la zona vicina al fiume Savuto. La valle che prende il nome da corso d’acqua è in grave pericolo. Situazione analoga a San Benedetto Ullano e Corigliano Calabro: sotto particolare osservazione i fiumi Crati e Tacina, apparsi pericolosamente ingrossati dalla piogge che sono tornate ad abbattersi sulla zona. E non si può dimenticare Cavallerizzo di Cerseto, scenario un anno fa di un pauroso smottamento che ha messo a rischio l’intera frazione del piccolo comune del Cosentino. Quella di Cavallerizzo resta ancora un’emergenza. Successivamente trasferta in provincia di Catanzaro: il sottosegretario ha raggiunto  il piccolo centro di Janò, dove settanta famiglie sono state costrette a lasciare le loro case, perché giudicate non agibili, dopo aver accertato l’instabilità del terreno.
«La colpa di quello che è accaduto non è della pioggia ma del fatto che sono state realizzate costruzioni su zone franose. In pratica, si è costruito su piedi d’argilla», ha detto Bertolaso, che ieri pomeriggio ha poi effettuato un sopralluogo a Maierato. Qui l’allarme rosso permane e resta improbabile il rientro nelle loro case di tutti gli sfollati. Peraltro un altro movimento franoso si è verificato due giorni fa, inducendo alla massima prudenza. «A Maierato - ha spiegato ancora il capo della protezione civile -  si è verificato un evento rarissimo, la liquefazione dell’argilla», determinata dal passaggio dell’acqua nel terreno che ha scavato come un tunnel. In realtà si era immaginato già da ieri un iniziale ritorno alla normalità, ma gli eventi successivi e la verifica da parte dei tre tecnici lasciati sul posto dalla protezione civile hanno decisamente sconsigliato di autorizzare i primi rientri.
Solo oggi un primo gruppo di famiglie rientrerà nelle loro case. In ogni caso, è corretto pensare che solo a settimana  inoltrata potrebbero registrarsi novità positive e definitive. Ieri sera Bertolaso ha raggiunto la sede regionale della protezione civile a Catanzaro. Qui ha fatto il punto definitivo della situazione. Il quadro che è emerso non è stato dei più incoraggianti, tuttavia le condizioni per un progressivo ritorno alla normalità, tanto da avere dichiarato che nella giornata di oggi i primi rientri saranno certezza, ci sono. Saranno, comunque, necessari interventi urgenti e continui, per garantire la stabilità del territorio. Torna utile lo sblocco dei fondi previsti per gli eventi alluvionali del gennaio 2009. Bloccati per problemi burocratici, quei soldi adesso potranno essere utilizzati per lavori da eseguire immediatamente.
L’apertura di cantieri di lavoro nei punti maggiormente colpiti dal fenomeno del dissesto potrebbe rappresentare una prima certezza per i residenti. C’è l’intenzione di correre ai ripari per quanto possibile. Il riconoscimento dello stato di calamità per la Calabria ne è una prima conferma. Purtroppo le notizie climatiche non sono granché buone. La Calabria sarà ancora interessata da una perturbazione che porterà piogge abbondanti. Da stasera la situazione potrebbe però migliorare.
scritto da Enzo Romeo per il quotidiano Terra
 
bertolaso
A Maierato arriva Bertolaso e da lunedì alcuni cittadini potrebbero rientrare in casa. I rischi sono contenuti ma il dissesto colpisce tutta la regione. Servono soldi e mezzi per contrastare chi provoca danni irreparabili al territorio.

Nuova ricognizione di Guido Bertolaso oggi in Calabria. Prima tappa obbligata Maierato, il piccolo centro alle porte di Vibo Valentia, colpito da una frana di paurose proporzioni. Una tragedia solo sfiorata per fortuna. A distanza di cinque giorni esatti dal mezzo disastro, le autorità locali e nazionali sono in piena attività per restituire un minimo di normalità al paese. Impresa non facile, perché le migliaia di metri cubi che sono scivolati a valle rappresentano la più visibile testimonianza di quanto sia concreto il pericolo di crolli e smottamenti. Maierato è suo malgrado diventata il simbolo di una regione che crolla a pezzi. La provincia di Cosenza ad esempio è tra le più colpite, ma il problema ormai interessa tutto il territorio calabrese. Proprio ieri nel corso di un incontro pubblico il sindaco di San Lucia Sebastiano Giorgi ha lanciato l’allarme di gravi rischi per il territorio del suo comune. è massima allerta in tutta la Calabria.
Dopo il disastro della frana di Maierato gli amministratori ( forse un po’ ritardo) sembrano prendere coscienza di una situazione di grande preoccupazione. Si cerca di correre ai ripari, ma il dissesto idrogeomorfologico è bello che servito. Agli incendi dolosi che in almeno venti anni hanno provocato l’indebolimento delle colline e delle montagna si è affiancato anche un abusivismo incontrollato. Francamente si è costruito dove non si sarebbe potuto. Il paese di Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza, ad esempio è al centro oggi di un attenzione mediatica massima. Piero Suber, giornalista di Matrix, solo pochi giorni fa ha fatto vedere alcuni cantieri in piena attività in una zona colpita da gravi smottamenti nei pressi del campo di calcio. Insomma, la Calabria cade a pezzi. E Guido Bertolaso, che non si è fatto condizionare dai clamori delle sue vicende, ha perfettamente intuito che il momento per questa regione non è dei più facili.
Oggi presiederà, tra Catanzaro e Lametia Terme, un nuovo incontro operativo. Poi tornerà sulla frana di Maierato. Qui incontrerà il sindaco Sergio Rizzo. Da domani e solo da domani, alcuni cittadini potrebbero far rientro nelle loro case. E forse anche alcune classi delle scuole presenti sul territorio potrebbero tornare alla normale attività didattica. Smentita, quindi, la notizia di un ingresso in classe e nelle case già avvenuto, come anticipato da alcune testate regionali. A proposito di cittadini, un proficuo incontro tra il prefetto Luisa Latella e una delegazione di residenti, che si è svolto nei locali della scuola di polizia di stato di Vibo Valentia, ha consentito di fissare alcuni punti fermi. Si rientrerà a casa solo in condizioni di massima sicurezza e senza alcun pericolo.
Con buone maniere, ma anche con la giusta determinazione, il prefetto ha chiarito che la prudenza deve essere il principio guida per uscire dalla situazione di emergenza: «Meglio attendere un giorno in più - ha detto ai cittadini - che correre rischi evitabili ». Il dolce ammonimento ha sortito gli effetti sperati: non si rilevano, infatti, malumori o iniziali forme di proteste. Lo Stato, almeno per il momento, ha saputo gestire, con buon tempismo e con argomenti efficaci, l’intera emergenza. Uscire da una situazione di allarme rosso sarà dunque più facile. Ma il problema resta e resterà, ed è quello di un territorio ormai sul punto di sbriciolarsi, un disastro che non è affrontabile in pochi giorni. Servono interventi adeguati e programmati nel tempo. In Regione, intanto, è arrivata la conferma dello stato di calamità. Il consiglio dei ministri, come più volte è stato riferito dagli organi di stampa, ha accolto la richiesta supportata dalla delibera della giunta regionale. Guido Bertolaso lo aveva garantito al governatore Agazio Loiero.
Questo rappresenta un iniziale, ma importante punto, per dare avvio al consolidamento del territorio regionale. Serviranno soldi, tanti soldi, ma soprattutto anni per riportare la regione fuori dal pericolo. Parallelamente si dovrà colpire chi, con la sua dissennatezza, ferocia e disonestà, provoca da anni danni irreparabili al territorio. Risuonano come un appello inascoltato le parole dell’ex vescovo di Locri-Gerace, Giancarlo Maria Bregantini, oggi arcivescovo di Benevento. Il presule, un paio di estati fa, di fronte all’ennesima e incontrollata attività incendiaria di mascalzoni senza scrupoli, pronunciò più o meno queste parole: «Tolgono alla montagna le radici, senza sapere che un giorno gli effetti della loro arroganza potrebbero essere gravissimi». E i danni si vedono.
scritto da Enzo Romeo per il quotidiano Terra
 
frana
Il centro di Maierato resta evacuato. La montagna che si sbriciola e viene giù è negli occhi di tutti. Il sindaco: «Aspettiamo di avere la certezza che non si corrano rischi».


Il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso ha promesso massimo impegno per la Calabria. «Ci dedicheremo anima e corpo» ha spiegato ai cronisti durante il sopralluogo nelle zone colpite dalle violenti piogge. Ma soprattutto, dopo aver sorvolato in elicottero il territorio di Maierato, il piccolo centro alle porte di Vibo, segnato dalla frana che ha provocato giorni fa lo scivolamento a valle di un’intera montagna. Una scena paurosa che le telecamere di mezzo mondo hanno ripetutamente trasmesso, offrendo nitidamente l’immagine del disastro.
La Calabria cade a pezzi e il governo cerca di metterci una pezza. I fondi per gli interventi ci sono, ha detto Bertolaso. Chissà se anche quelli che in passato per intoppi burocratici non sono arrivati. È proprio il sindaco di Maierato, Sergio Rizzo, a rilevare il segno tangibile dell’impegno profuso da Roma: «Non posso negare che questa emergenza ha una priorità. Possiamo essere certamente fiduciosi», per sperare in un sollecito ritorno alla normalità.
Maierato resta un paese fantasma. Il centro è ancora evacuato e per ora nessun elemento autorizza ad immaginare che è solo questione di ore. Solo tra domani e domenica si potrà capire quanto tempo ci vorrà per restituire ai cittadini sfollati le loro abitazioni. Una nonnina di Maierato ad una troupe del Tg3 Calabria confessa il desiderio di voler rientrare nella sua casa minacciata dalla montagna di fango e argilla. A patto che non esistano pericoli. «Comu voli Diu» (come vuole Dio) dice, affidandosi con un sospiro alla fede. Tra gli sfollati il disagio è palpabile.
Il ritorno a casa è il loro immediato obiettivo, ma l’immagine di quella montagna che si sbriciola davanti ai loro occhi resta ancora viva, inducendoli a predicare e raccomandare a loro stessi prudenza. Certo, gli interrogativi non mancano. Bisogna chiarire definitivamente le cause, perché il dissesto idrogeomorfologico della Calabria è sotto gli occhi di tutti, ma non meno evidente è la saggezza di capire che è bene affrontare la situazione con la massima calma e collaborazione con le istituzioni. La popolazione resta in attesa di risposte. Il sindaco di Maierato Sergio Rizzo, è il primo loro referente, ma non può regalare sogni. Lo impone l’emergenza: «Stiamo facendo il possibile - spiega a Terra - per riportare al più presto i nostri concittadini nelle case. Ma ancora non possiamo farlo, perché aspettiamo di avere la certezza che non si corrano rischi. Per ora, lo dico senza problemi, il centro resta evacuato». Anche le scuole, per ora, restano chiuse.
«Confermo, fino a domenica niente scuola - aggiunge il primo cittadino di Maierato - poi lunedì faremo il punto della situazione e decideremo, ma non sappiamo ancora cosa». Per ora è un momento di attesa. A Maierato sono rimasti tre tecnici della Protezione civile. Dovranno coordinare le attività di monitoraggio e riferire a Bertolaso nelle prossime ore. «La loro presenza - confida il sindaco - ci aiuta molto. Perché sappiamo di avere un punto di riferimento importante. I tre esperti sosterranno e coordineranno il nostro lavoro sul campo». Nessuno lo dice, per opportunità e prudenza, ma si avverte che queste sono ore decisive. Le dichiarazioni ufficiali, in verità, fanno pensare ad un programma di interventi ampio per affrontare, una volta per tutte, il gravissimo problema del dissesto del territorio. Il ritorno nel fine settimana di Bertolaso in Calabria suona quasi come una conferma.
Oggi, peraltro, il Consiglio dei ministri dovrebbe proclamare per la Calabria lo stato di calamità naturale, dopo che il governatore Loiero ha consegnato al capo della Protezione civile e sottosegretario la delibera della giunta da lui presieduta. Tra il governatore e l’uomo di governo sembra esserci sintonia. Lo stesso Bertolaso ha parlato di «rapporto proficuo» con il presidente della Regione Calabria. Il compimento degli atti burocratici necessari e la reciproca collaborazione, sinora dimostrata, sembrano essere i prodromi di un lavoro che è sul punto di essere avviato. In effetti lo stesso Bertolaso non ha fatto mistero che da lunedì si potrebbe iniziare a lavorare al dopo emergenza e quindi alla stesura di un progetto, quasi immediatamente esecutivo, di recupero del territorio.
Maierato, del resto, è stata la ciliegina sulla torta. La frana che ha gettato nella disperazione e nel terrore migliaia di persone ha rappresentato l’effetto di maggiore visibilità di un problema la cui genesi è, però, lontana. Gli incendi dolosi, l’abusivismo edilizio, i tagli dissennati di alberi - il tutto di fronte ad una classe politica sorda e poco incisiva - hanno indebolito le montagne e le colline. La Calabria ha cominciato a sbriciolarsi da almeno un anno. E dopo dodici mesi, in assenza di interventi concreti, il peggioramento è sotto gli occhi di tutti. Suona quasi come una beffa il mancato pagamento delle somme di denaro previste per il gennaio 2009 che non sono state versate ai sindaci. Non sarebbe stata la soluzione definitiva, ma a qualcosa quei soldi sarebbero serviti. Da lunedì, è giusto e corretto, ricominciare a sperare.

scritto da Enzo Romeo per il quotidiano Terra
 
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