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Le prove devono essere integrate, per questo, ad un passo dalla pronuncia del giudice, una nuova perizia psichiatrica sarà effettuata per valutare le ragioni che portarono i due medici finiti sotto inchiesta a non trattenere per il ricovero Stefano Costantino, oggi 26enne, il giovane catanzarese che nel 2004, pochi giorni dopo essere stato dimesso dalla struttura sanitaria, uccise la madre a coltellate. Dopo la requisitoria del pubblico ministero Simona Rossi, che lo scorso 20 gennaio ha concluso chiedendo di prosciogliere entrambi gli imputati, pareva che dovesse chiudersi proprio come da lai richiesto l´udienza preliminare a carico dei due medici ovvero di Giuseppe Giannini, 69 anni, di Catanzaro, indagato in qualità di dirigente del servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell´Azienda ospedaliera Pugliese - Ciaccio, e Francesco Chillà, 58 anni, di Catanzaro, dirigente medico dello stesso servizio, indagati per concorso in rifiuto di atti d´ufficio (sono difesi da Gregorio Viscomi, Nicola Cantafora e Massimo Scuteri), per non aver prolungato il ricovero del giovane Costantino al servizio psichiatrico di diagnosi e cura per quei "gravi disturbi psichiatrici" che i due medici già conoscevano, avendolo già visto più volte. Invece, oggi il giudice Abigail Mellace ha accolto la richiesta dell´avvocato Nunzio Raimondi - che rappresenta Saverio Costantino, il padre di Stefano, il quale perse sua moglie Anna Russo, quel 2 novembre del 2004, nella loro villetta per le vacanze che si trova a Sellia Marina, nonchè l´altra figlia della coppia -, disponendo un´integrazione delle prove, e dunque rinviando al 25 giugno per la nomina di un perito che effettui una nuova valutazione sul modo di procedere dei due colleghi che rimandarono a casa il giovane matricida. Fu proprio il padre di Stefano a dare il via all´inchiesta che ha portato i due sanitari in aula, con una denuncia sporta perchè si verificasse se potessero configurarsi responsabilità in capo ai due medici, che avevano dimesso il figlio nonostante le perplessità dei suoi genitori, molto preoccupati per le sue condizioni. Fu l´allora sostituto procuratore Luigi de Magistris, che già si stava occupando del matricidio, a coordinare le indagini dei carabinieri di Sellia Marina. Anni dopo, è stato invece il collega Vincenzo Capomolla a chiedere il rinvio a giudizio di Giannini e Chillà. - Stefano entrò nella struttura il 9 ottobre, e ne uscì il 22 ottobre, una manciata di giorni prima di uccidere sua madre con un impressionante numero di coltellate, dopo che lei si era recata a trovarlo nella casa al mare di famiglia (l´11 dicembre del 2005 il giovane e´ stato assolto perchè inimputabile, in quanto ritenuto totalmente incapace di intendere e volere, ed a suo carico è stato disposta la misura di sicurezza dell´internamento per dieci anni nell´ospedale psichiatrico). I genitori di Stefano, secondo l´accusa, avevano insistito perchè il ragazzo rimanesse ricoverato, poiché ritenevano che potesse essere un pericolo per sé e per gli altri.

(tratto da SanitaCalabria.it)
 
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